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Upcycling

  • Immagine del redattore: Il mio guardaroba verde
    Il mio guardaroba verde
  • 6 apr 2022
  • Tempo di lettura: 4 min

Quando si tratta di sostenibilità, il mondo della moda tende spesso a inondare i consumatori di termini che richiamano quell’universo: upcycling e recycling sono utilizzati di frequente come sinonimi ma si può dire che il concetto alla base delle due azioni sia proprio l’opposto.

figura 1, Intervista di Kay a Pilz, sul magazine Salvo

Forse non tutti sanno che la prima attestazione del termine upcycling si trova in un articolo dell’ottobre 1994 sulla rivista di architettura e antichità "Salvo", in un’intervista di Thornton Kay all’ingegnere meccanico Reiner Pilz. (figura 1)



Recycling, I call it down-cycling. They smash bricks, they smash everything. What we need is up-cycling, where old products are given more value, not less.

La frase qui sopra si può tradurre in italiano più o meno così: Il riciclo io lo chiamo down-cycling. Quello che ci serve è l’up-cycling, grazie al quale ai vecchi prodotti viene dato un valore maggiore, e non minore.


Da tendenza di nicchia, diffusa tra piccoli marchi e stilisti emergenti, l’upcycling ha raggiunto il suo picco di diffusione tra le case di moda italiane e internazionali durante il lockdown del 2020, come possibile soluzione almeno parziale alla sovrapproduzione. Si tratta di un processo che prevede la creazione di un prodotto “nuovo” e di valore a partire da materiali di scarto o da prodotti finiti considerati obsoleti.




Quando parliamo di upcycling ci stiamo riferendo al fatto che un indumento, che ha finito la sua vita come tale, può essere riconvertito in qualcos’altro senza che questo comporti un processo di lavorazione ulteriore dei materiali che lo compongono. È un processo di riuso e conversione che mira ad accrescere il valore di quell’oggetto. E soprattutto quando ci rendiamo conto che NON utilizziamo circa l’80% del nostro guardaroba…capiamo che, sì, l’upcycling può fare una grossa differenza. Se, ad esempio, utilizzo un paio di vecchi jeans per farne una gonna, tagliando alcuni scampoli di tessuto e riassemblandoli in maniera diversa, quello è upcycling.





Esistono due modi per fare upcycling: “pre-consumer” o “post-consumer”, ovvero prima o dopo del consumatore. Se parliamo di "pre - consumer", abbiamo per oggetto un tessuto che ancora non è passato dalle mani del consumatore, quindi scarti di tessuti usati per confezionare un capo. Quando invece parliamo di upcycling "post - consumer", si parla di vestiti già usati in condizioni più o meno buone che vengono modificati. Queste due tipologie di upcycling sono quindi messe in pratica da attori diversi: designers e marchi che recuperano vestiti o che recuperano o rigenerano tessuti, oppure persone che vogliono semplicemente modificare un capo che non indossano più.


Quali sono i vantaggi dell’upcycling?

  • Evitare gli sprechi: “salvare” oggetti o vestiti che altrimenti sarebbero stati buttati, dando loro una seconda vita. Esiste a questo proposito un termine giapponese, mottainai che significa proprio “rammarico per uno spreco”. Questo concetto è molto sentito nella cultura giapponese e si applica in diversi aspetti della vita, dal modo di mangiare, rigorosamente senza avanzare nulla nel piatto, al modo di impacchettare i regali con tessuti per evitare lo spreco di carta. Negli ultimi anni sempre più vestiti finiscono in discarica e hanno una vita brevissima, quindi perché non farli rivivere in forma diversa per farli durare di più? L’upcycling ci permette anche di ridurre l’impatto dell’industria della moda, tra le più inquinanti al mondo.

  • Unicità: dare una nuova vita a un capo significa anche creare qualcosa di completamente unico, prendendo certo ispirazione da quello che ci piace ma usando anche tutta la nostra creatività per ottenere un capo speciale e unico per noi. Dà davvero soddisfazione rispondere “l’ho fatto io” a un complimento su un capo che indossiamo!

  • Risparmio: non siamo più abituati a intendere i vestiti come un bene duraturo, che ci accompagna per anni e che possiamo, perché no, passare alle future generazioni. Il fatto che i vestiti fast fashion costino così poco ci fa diventare dei consumatori usa e getta, e la vita media di un capo si abbassa sempre di più. Siamo passati dal prêt-à-porter al prêt-à-jeter, pronto da gettare: ma niente costa meno di riaggiornare o modificare vestiti che già abbiamo in casa!


Per nominare una delle tante linee upcycling, andiamo a vedere nel dettaglio la magnifica Peekaboo! E' una linea di gioielli personalizzati e sostenibili basata sull’upcycling, che nasce nel 2014 dalla passione e dalla predisposizione creativa dell’artigiana Silvia Lanfranco che ha portato avanti un ambizioso progetto dando vita a una linea di gioielli unici e indissolubilmente connessi a valori di sostenibilità, senza tralasciare l’importanza della creatività. Una linea di accessori prodotti in Italia, composta da collane, bracciali e orecchini coloratissimi, leggeri da indossare e versatili. La crescente sensibilità e attenzione dei consumatori a un approccio sostenibile da parte dei brand ha rappresentato sicuramente l’innesco per una maggiore diffusione di questa particolare tendenza. I gioielli Peekaboo! nascono da materiali di scarto come le linguette e i fondi delle lattine raccolte nei locali e dagli amici dell’artigiana piemontese, disinfettati e lavorati affinché non presentino parti taglienti e lucidati per restituire all’alluminio la sua caratteristica luminosità. Per offrire soluzioni originali, Lanfranco sfrutta la tecnica professionale, atossica e durevole della verniciatura a polvere (priva di solventi nocivi) per donare all’alluminio colorazioni ideali per essere abbinate alle tinte di filati naturali di origine tracciabile.


Ad ogni pezzo viene attribuito un numero,

scritto a mano su ogni confezione,

a sottolinearne l'unicità

e la progressione nel tempo.




Peekaboo! non ha collezioni distinte

nè magazzino ma aggiorna di volta in volta la sua proposta producendo generalmente su ordinazione, per evitare giacenze e per trasmettere il concetto di un gioiello senza tempo.


DETTO QUESTO, ARRIVIAMO ALLA CONCLUSIONE CHE LA RIVOLUZIONE PUO' INIZIARE DA NOI STESSI, DALLA NOSTRA CAMERA, DAL NOSTRO LETTO...DAL NOSTRO ARMADIO!!

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