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SHEIN: Chi paga davvero?

  • Immagine del redattore: Il mio guardaroba verde
    Il mio guardaroba verde
  • 4 apr 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 17 apr 2022

Dal gennaio 2020, grazie all'ormai lontana pandemia, che ci ha tenuti chiusi in casa per diversi mesi, l'azienda cinese di fast fashion si è vista crescere esponenzialmente, diventando uno degli argomenti più discussi tra l'emergente TikTok e Instagram proprio dalla Gen Z- della sua contraddittorietà nei consumi e nelle scelte parleremo nello specifico più avanti. Negli ultimi due anni, video e video in cui ragazze comuni, ma anche influencers, importanti tiktokers e personaggi famosi e conosciuti nell'online, mostravano outfits e haul alla moda e al passo con i tempi, sempre più soddisfatte , hanno riempito il feed del social più utilizzato ultimamente, rendendo ancora più virale il fenomeno SHEIN e con esso quella che è stata definita la sindrome della paura di indossare una seconda volta soltanto lo stesso outfit, una fobia che, oggigiorno, è comune a molti di noi.

600.000 nuovi articoli ogni giorno, prezzi stracciati, rapporto qualità-prezzo (se questa si può definire qualità) mai visto: questi i tratti somatici del colosso odierno del fast fashion, che è arrivato a superare anche grandi giganti come H&M e Inditex, proprietario di Zara, fino a posizionarsi tra le 100 aziende più influenti del 2022, secondo il Times. SHEIN gode di una piattaforma di vendita online che non ha eguali: non appena si entra nell'omonimo sito dell'azienda cinese, si viene inondati da un numero spaventoso di promozioni, che trasmettono l'urgenza di affrettarsi ad acquistare il più possibile e il prima possibile, offerte imperdibili, che abbracciano, per così dire, le attitudini e gli stili di ogni utente, il quale riceve almeno 2 volte al giorno notifiche app ed email che riportano la sua attenzione sull'acquisto di capi definiti usa e getta. E' difficile sfuggire alle grinfie di SHEIN e di chi testimonia l'efficienza del suo servizio, che offre offerte lampo, ma anche sistemi di logistica e delivery lampo.

Spedizioni gratuite oltre un certo ammontare di denaro, possibilità di cambiare il prodotto, sconti, codici promozionali, addirittura piccoli regali in omaggio... Sembra il paradiso di chi soffre di shopping compulsivo, ed effettivamente lo è!

Top a 3€, abiti di ogni tipo a 9€, moda mare, intimo ed anche articoli per la casa a prezzi irrisori:

chi compra a questi prezzi sembra non pagare quasi niente, ma qualcun altro lo fa al posto suo...


Chi è che paga? Centinaia e centinaia di dipendenti sottopagati, sfruttati, costretti a lavorare in fasce orarie e in condizioni non proprio conformi al Modern Slavery Act del 2015 e a qualsiasi altro emendamento a favore dei diritti del lavoratori. Si parla di più di 75 ore a settimana (mentre la legge in Cina pone come limite massimo di ore lavorative 40 a settimana), dove il lavoratore viene pagato a cottimo, cioè a pezzo prodotto, fino a guadagnare un massimo di 10.000 yuan mensili, ovvero il minimo sindacabile.


Secondo delle testimonianze dirette da parte di dipendenti di SHEIN della sede di Guangzhou, il luogo di lavoro non sarebbe nemmeno sicuro, a causa dell'assenza di vie di fuga e uscite di sicurezza, rendendo il tipico edificio modesto, dove lavorano gli employees di SHEIN, più vicino, nell'immaginario, ad una piccola azienda locale, piuttosto che ad una di dimensioni di un certo livello come quelle della cinese, una trappola dove i topi sono proprio coloro che ci lavorano.




Eppure, nonostante le apparenze, in cui SHEIN si mostra molto inclusiva per quanto riguarda le tematiche sociali- si pensi, ad esempio, alle sezioni dello shop dedicate al plus-size, ai modelli e alle modelle simbolo della diversità etnica, etc- come anche attenta al talento dei giovani designers- SXY SHEIN-, nulla è come sembra: per tutto,





esiste il risvolto della medaglia, un prezzo da pagare... e chi paga?


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